L’imbarazzante (mia) città senza posti decenti in cui mangiare


Mi capita a volte, come capita a molti, che un turista venga a chiedermi: “Lei è di qui? Mi dice dove andare a mangiare tipico che non sia una trappola per turisti?”.

Ieri sera è stata l’ultima, famiglia giovane e felice mi blocca e mi fa la fatidica domanda. Io allora mi sono vergognato nel dover ammettere che nella mia città, nel suo centro storico, non ci siano ristoranti adeguati e li ho indirizzati negli unici due o tre che sono accettabili.

Circa centomila abitanti e angoli da cartolina, monumenti, palazzi, una tradizione culinaria che, consumata tra le mura domestiche, è favolosa nella sua rustica semplicità ed in giro soltanto trappole per turisti.

Luoghi prevalentemente insulsi che fanno alla gara a chi riesce a rifilare maggiori fregature (almeno a me così sembra) protette da lobby commerciantesche e amministrative che le piazzano al centro della vita turistica.

Certo che ci sono le eccezioni. In centro sono due o tre e spostandosi nella provincia si sale ad una decina. Ma che imbarazzo quando chiedono informazioni a me, mi verrebbe voglia di dire “Andate via, ma che volete da me? Cercate altrove!”

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